Collina, l’idea del cartellino arancione
martedì 24 febbraio, 2009
MILANO – In vista dell’incontro di sabato all’International Board, l’organo preposto alle modifiche delle regole nel calcio, Collina ha parlato a ‘Radio anch’io lo Sport’ dei temi all’ordine del giorno, in primis del cartellino arancione, proposto dalla Federazione nordirlandese ed ispirato all’espulsione a tempo utilizzata nel rugby. Ora, una delle grosse pecche del nostro calcio è la frammentarietà degli incontri: gli arbitri, è opinione di molti, fischiano troppo, il gioco è intervallato da pause più o meno lunghe e la conseguenza è che la spettacolarità del prodotto calcio made in Italy perde parecchi punti rispetto a quello inglese o spagnolo, dove gli arbitri lasciano correre molto di più. Ecco perchè quest’ipotesi del cartellino arancione mi sembra davvero fuori luogo, soprattutto nel nostro campionato, dove immagino già le squadre in momentanea inferiorità numerica che fanno di tutto per perdere tempo in vista del rientro in campo del proprio giocatore.
Collina parla anche di un’altra questione che sarà argomento di discussione sabato, la sperimentazione del doppio arbitro: il nostro designatore arbitrale ci informa che per questo provvedimento, tanto caro a Platini, la Federazione italiana si offrirà di testare la cosa sui propri campi. Ma perchè proprio noi, che per un calcio di rigore dato o non dato investiamo ore in moviole, commenti ed urla dovremmo occuparci di una novità che porterebbe presumibilmente più confusione, dubbi e recriminazioni? Già c’è un quarto uomo di cui non si è ancora capito bene il ruolo effettivo: diamogli un monitor interattivo e un collegamento via radio con l’arbitro in campo e in una manciata di secondi gli episodi più controversi (vedi gol fantasma o reti di mano) avrebbero il giusto epilogo.
LIONE – Vi ricordate di Mensah? Classe ‘82, prima delle ottime prestazioni al mondiale Under 20 nel 2001 con la nazionale ghanese (realizzò tra l’altro il golden gol con cui il Ghana eliminò ai quarti il Brasile) approdò al Bologna che lo girò in prestito al Bellinzona, poi Genoa, Chievo, Modena e Cremonese prima di trasferirsi al Rennes, con cui l’anno scorso ha disputato un ottimo campionato ed è stato eletto miglior difensore del torneo. Acquistato la scorsa estate dal Lione, domenica scorsa è stato protagonista suo malgrado di uno spiacevole episodio: nel corso della partita casalinga contro il Le Havre infatti, un tifoso ospite lo avrebbe a più riprese apostrofato con insulti razzisti; dopo aver chiesto la sostituzione al termine del primo tempo senza ottenerla, nel corso della seconda frazione è stato espulso nel giro di pochi minuti per due gialli condizionati dal suo stato di choc. Ora, dopo che qualche mese fa un poliziotto francese gli aveva puntato una pistola alla testa accusandolo di essere un ladro d’auto, nonostante la giovane età Mensah sta meditando di ritirarsi dal calcio europeo per ritornare a calcare i campi del suo paese d’origine, il Ghana. Non è la prima volta che i francesi si macchiano di tali episodi di razzismo anche se, ci tiene a sottolineare il giocatore, “in due anni al Rennes non era capitato nulla di simile”. Intanto il tifoso del Le Havre rischia fino a sei mesi di carcere e una pena pecuniaria, oltre all’interdizione da tutti gli stadi per tre anni.
Tra oggi e domani l’andata dei sedicesimi di finale, poi fra una settimana sarà già tempo di verdetti: la Coppa Uefa entra nel vivo e per Milan, Fiorentina, Udinese e Sampdoria si accendono i riflettori. Il Milan va a Brema a far visita a quel Werder che, se è vero che in Bundesliga vivacchia a metà classifica, in Champions ha fatto vedere all’Inter di che pasta è fatta facendo suoi 4 punti su 6 nella doppia sfida coi nerazzurri; per i rossoneri una trasferta sicuramente ostica contro una squadra che punta tutto sul reparto offensivo ispirato dalle magie di Diego. Riuscirà la traballante difesa milanista reduce dalla debacle nel derby ad arginare gli avanti avversari? Previsto un turno di riposo per Maldini e Pato, mentre Beckham recupera a tempo di record e Inzaghi guiderà il reparto offensivo, ancora orfano di Shevchenko alle prese con una contrattura. Sfida dal fascino innegabile anche per la Fiorentina: al Franchi sarà infatti di scena l’Ajax di Van Basten, contestato dai tifosi eppure ben saldo sulla panchina dei lancieri nonostante il suo terzo posto in classifica a -14 dall’Az Alkmaar di Van Gaal; per Prandelli, la ghiotta occasione di lasciare il segno in Europa dopo l’eliminazione in Champions. Sfide tutt’altro che proibitive, invece, per Udinese e Sampdoria: la squadra di Marino cercherà di ipotecare il passaggio di turno già all’andata in terra polacca contro il semisconosciuto Lech Poznan, con la prospettiva allettante di incontrare Zenit o Stoccarda agli ottavi di finale; per Cassano e compagni invece, dopo l’exploit contro il Siviglia e il meritato passaggio di turno, la prova di maturità passa per Marassi, dove stasera la Sampdoria dovrà superare il Metalist Kharkiv per poter affrontare serenamente il ritorno in terra ucraina.
Dopo la vittoria nel derby, l’Inter si trova ora a +9 dalla Juventus e a +11 dal Milan. Come ha osservato giustamente Mourinho, a cui non muore nulla in bocca, solo i nerazzurri possono perdere questo scudetto, forti di un organico stellare che, se da una parte vede un Balotelli sempre più ai margini degli schemi dell’allenatore portoghese, dall’altra sta godendosi il recupero di un campione che sembrava ormai perso, Adriano. Proprio il brasiliano, tornato quello dei tempi d’oro, ha messo il sigillo in una partita che segna il crocevia di questo campionato: lo ha fatto con un gol di mano, però; ed è inutile stare a discutere della volontarietà o meno del gesto, così come dell’eventuale squalifica del giocatore come era accaduto per Gilardino, autore della stessa bravata. Il punto qui è un altro: la partita si è chiusa sul risultato di 2 a 1 per i nerazzurri, e Moratti ha il bel da dire che la partita se la sarebbe aggiudicata in ogni caso la sua squadra per il volume di gioco espresso e per la caparbietà con cui ha affrontato il derby. Il calcio ci ha insegnato più e più volte come un episodio possa decidere la gara e non sempre la squadra che gioca meglio si aggiudica i 3 punti. Come ha fatto notare giustamente Seedorf, oggi più che mai la moviola in campo appare l’unica soluzione a questo genere di sviste arbitrali, in grado di condizionare non solo una partita ma, senza esagerare, l’esito di una stagione. Nell’attesa che Blatter prenda finalmente una posizione innovativa in merito, non ci resta altro che sperare che, con la ripresa delle competizioni europee, l’Inter perda qualche battuta: tutto perchè il campionato non scada d’interesse per un colpo…di mano.
LONDRA – Finalmente si gioca. Questa amichevole di lusso fra gli azzurri e i verdeoro va ben al di là di una semplice partita di calcio. Ciò che è successo nei giorni scorsi fra i due governi, infatti, ha fatto passare in secondo piano la sfida fra le due nazionali; questo perchè a guadagnarsi le luci dei riflettori ci ha pensato il ‘caso Battisti’, una questione spinosa, dal momento che il Brasile ha concesso lo status di rifugiato politico all’italiano condannato all’ergastolo per 4 omicidi commessi fra il 1977 e il 1979. Dopo il no del governo carioca alla richiesta d’estradizione da parte dell’Italia, è seguito un vero e proprio contenzioso diplomatico, con il richiamo in patria dell’ambasciatore italiano dal Brasile e la proposta grottesca di boicottare l’amichevole in segno di protesta contro l’asilo politico concesso a Cesare Battisti. La cosa curiosa è che nulla di tutto ciò era emerso in occasione della visita di Lula a Berlusconi, qualche mese fa; il calcio arriva dove la politica non può, sembra lo spot giusto per questa vicenda. Ad inasprire il tutto, la convocazione di Amauri negata dalla Juventus perchè avvenuta fuori tempo massimo; nulla di paragonabile, certo, ma se si pensa che da mesi il giocatore è in bilico fra due nazionali in attesa di una chiamata di Dunga o Lippi, si capisce bene come il tutto stia caricando questa amichevole di una pesantezza spropositata rispetto alla posta in gioco sul campo. A consolare governi e federazioni di Italia e Brasile ci saranno comunque gli introiti: grazie alla vincente campagna pubblicitaria inglese, quasi un miliardo di persone seguiranno il match, con cifre da capogiro da intascare per i diritti televisivi oltre al ritorno di immagine a livello di marchandising.L’Emirates Stadium di Londra, infine, tutto esaurito nei suoi 60 mila posti, porterà ulteriori guadagni, se si pensa che i biglietti arrivano fino a cifre da capogiro (1200 sterline, circa 1500 euro).

